Bambini e digitale: la parola all’esperta

Quanto conosciamo delle così dette “screen technology “?

Quanto siamo in grado di educare i nostri figli ad un corretto utilizzo delle tecnologie?

Bambini e digitale è un argomento che mi sta molto a cuore, sia da genitore che da insegnante della scuola dell’infanzia.

Ho fatto quindi, con piacere, qualche domanda alla Dottoressa Alice Di Leva, pedagogista e ricercatrice.

Buongiorno Dottoressa Di Leva, ci parli un po’ della sua formazione e attività professionale

Buongiorno mi chiamo Alice Di Leva e sono una pedagogista. 

Mi sono laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Torino, dove continuo a lavorare come ricercatrice nell’ambito della povertà educativa.

I miei principali ambiti di studio e lavoro sono sempre stati l’educazione della prima infanzia e la media education.

Dall’unione di questi due campi di studio, nasce l’idea di accompagnare le famiglie nell’utilizzo delle screen technology.

Con questi propositi nel 2018 ho fondato Nadì-Nati Digitali, progetto di divulgazione e formazione  per professionisti e sistemi familiari rispetto ad evidenze e buone pratiche sull’ educazione agli schermi. 

Nel 2019 ho  pubblicato due contributi con la casa editrice Aracne: 

  • A. Parola e L. Denicolai (a cura di) Digital Education. Ricerche, pratiche ed esperienze nei mondi mediali (Aracne Editrice, 2019)
  • M.Talarico (a cura di) Spunti per educare nell’era del digitale (Aracne Editrice, 2019)

 

Chi sono i nativi digitali e perché vengono così chiamati?

Comincerò con una provocazione, che riassume bene la mia posizione ed il perchè del mio progetto: i nativi digitali non esistono.

Siamo spesso “ingannati” dall’abilità di bambini molto piccoli nel maneggiare, sbloccare, accendere tecnologie digitali, ma questo non ha nulla a che vedere con l’essere competenti nell’utilizzarle.

Saper “maneggiare” uno strumento, non significa affatto saperne individuare rischi e potenzialità.

Il termine nativi digitali è stato introdotto in letteratura da un saggio di Mark Prensky, pubblicato in America ormai quasi vent’anni fa, nel 2001.

L’idea che esistesse una generazione capace e competente in ambito digitale in maniera “innata” ha da subito diviso il mondo pedagogico.

Lo stesso  Prensky, una decina di anni dopo dall’uscita del suo saggio in cui coniava il termine è tornato sui suoi passi, riconoscendo che, probabilmente, non esiste un divario così grande tra le generazioni da lui definite “native digitali”e le altre.

Non a caso, il mio progetto non parla di nativi ma di nati: NADì-Nati Digitali, ovvero nati immersi in un mondo digitale, ma non per questo competenti.

Competenti si diventa, non si nasce!

Quanto sono entrate le Screen Technology nella vita dei nostri bambini?

Le tecnologie touch screen hanno conosciuto una massiccia diffusione negli ultimi anni, anni definiti per l’appunto media revolution

Dato assai rilevante, il fatto che tale pervasività riguarda la vita di tutti, compresa quella dei bambini in età prescolare.

Secondo l’osservatorio Common Sense of Media, la diffusione di smartphone e tablet e la conseguente pervasività nella quotidianità dei bambini è cresciuta rispettivamente dal 63% al 95% (smartphone) e dal 40% al 78% (tablet) negli ultimi 4 anni.

E fin qui, nulla di nuovo.

foto di  Nadì_natidigitali

Bambini e digitale quale è il problema?

Sull’argomento ci sembra di sapere già molto.

Non passa giorno che un trafiletto su un giornale dedicato all’infanzia, un servizio al telegiornale o un opinionista televisivo non si esponga sul tema nuove tecnologie e prima infanzia.

Dove sta dunque il problema? 

Il problema sta nel fatto che, mentre in ambito divulgativo, televisivo ed informale ci si lanci ogni giorno nel definire rigide regole, norme d’uso e nel diffondere allarmismi o ottimismi egualmente infondati, in ambito scientifico-specialistico il fenomeno è ancora largamente inesplorato.

Inoltre, l‘utilizzo della screen technology da parte di bambini, sopratutto molto piccoli, che osserviamo al ristorante, al parco o in contesti sociali in generale, non sempre rappresenta il modo migliore di impiegare tali strumenti.

Le tecnologie digitali, infatti, non andrebbero mai impiegate per “tenere buono” il bambino, e andrebbe sempre evitata, secondo la Società Pediatri Canadesi, la fruizione passiva dei contenuti digitali. 

In che modo possiamo educarci e quindi educare al digitale i nostri bambini?

Come usare dunque le nuove tecnologie con o in presenza del bambino?

E sopratutto, come diventare un mediatore efficace tra questi strumenti ed il proprio bambino?

Il progetto Nadì-natidigitali nasce proprio con la speranza di divulgare evidenze psico-pedagogiche e medico-pediatriche.

Si vuole inoltre evidenziare consigli d’utilizzo e sopratutto punti limite per l’impiego delle nuove tecnologie con l’infanzia, sostenendo i genitori nella scelta dei contenuti digitali.

Questo perchè, se l’utilizzo delle screen technology nell’infanzia è inizialmente fortemente mediato e diretto dal ruolo dell’adulto di riferimento, sarà proprio quest’ultimo a doversi impegnare nella costruzione di una corretta dieta mediale per l’intera famiglia.

Possiamo dunque dare un suggerimento ai genitori che si approcciano coi propri figli al mondo digitale?

Quello che mi sento di consigliare è, come prima cosa, di interpretare gli strumenti digitali come, appunto, strumenti.
E per utilizzare bene uno strumento, come sappiamo, bisogna fare pratica.
Ecco, il mio consiglio è di imparare a sfruttare le potenzialità dello strumento digitale insieme al proprio bambino, assumendosi la responsabilità di scegliere i materiali più adatti (sulla mia pagina Instagram do spesso consigli a riguardo).
Inoltre è necessario impostare delle norme esattamente come in ogni altro aspetto della vita del bambino.
Un altro consiglio fondamentale è di usare le tecnologie digitali in modo interattivo, e insieme al proprio bambino, proprio come se stessimo leggendo un libro con lui.

Grazie, dunque, Dottoressa Di Leva per queste delucidazioni e per il suo impegno ad educare innanzitutto noi genitori.

Potete seguire la Dottoressa Di Leva sul suo account Instagram Nadi nati digitali , nel quale approfondisce le tematiche legate al mondo bambini e digitale.

 

 

1 pensiero su “Bambini e digitale: la parola all’esperta”

  1. Molto interessante questo articolo: il parere di un’esperta è sempre utile. I miei ragazzi non hanno mai utilizzato molto i contenuti digitali, perché ho sempre cercato di ridurre al minimo la loro fruizione. Purtroppo il digitale è parte integrante della nostra società, quindi diventa difficile riuscire a ben gestire una corretta fruizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *